Babbo e mamma hanno creato questo diario per voi e per chi vi vuole bene ma non puo' esservi sempre vicino, sperando che quando sarete grandi possa servirvi a ricordare qualche attimo della nostra vita insieme.
giovedì 14 novembre 2013
mercoledì 13 novembre 2013
Non bastano i baffi del leone
Una donna sposa un vedovo con un figlio ancora bambino, molto addolorato per la morte della sua mamma.
La donna, commossa dalla pena del bambino, nel giorno del suo matrimonio promette a se stessa: “Sarò una buona mamma per lui, così il suo dolore avrà fine”.
Da quel giorno decide di impiegare tutte le sue energie per conquistarsi l’amore del bambino; quando torna nella capanna per i pasti gli prepara i cibi migliori che sappia cucinare, ma lui li allontana con un gesto stizzito: “Quello che cucinava la mia mamma sì che era buono; questa roba a me non piace, mi fa proprio schifo”.
Quando la mattina esce per andare a scuola o a giocare con gli altri bambini, gli fa trovare i suoi abiti in ordine, lavati e rammendati durante la notte, ma lui ogni sera torna nella capanna con gli abiti sporchi e strappati, come se lo facesse di proposito.
Quando tenta di dargli un bacio sulla guancia, lui se la pulisce arrabbiato col dorso della mano, come se fosse la maggiore offesa che possa ricevere.
Insomma, per quanto la donna si sforzi di conquistare il bambino e di consolare il suo dolore, che le fa così male vedere sempre davanti agli occhi, giorno dopo giorno, nessun tentativo le riesce, anzi naufraga miseramente nel fallimento.
Alla fine disperata e piangente, la donna decide di andare a consultare lo stregone del villaggio.
“Preparami una magia per conquistare l’amore del mio nuovo bambino! Te la pagherò a qualsiasi prezzo” lo implora.
"Va bene” le risponde lo stregone dopo averci pensato un po’ “te la preparerò.
Però per farla mi servono due baffi del leone più feroce che stia nella foresta. Quelli me li devi portare tu!”.
“E come faccio a procurarmi i baffi del leone?” ribatte la donna spaventata e scoraggiata. Lo sai benissimo anche tu che nessuno si può avvicinare al suo territorio!”.
"Mi spiace” risponde lo stregone “ma se vuoi che io ti prepari la magia, tu mi devi proprio portare quei baffi, altrimenti non potrà aver nessun effetto!”.
“Oh, povera me” si dice la donna, ancora più scoraggiata, e se ne torna piangente più di prima nella sua capanna.
Durante la notte continua a pensare ed è tale il suo desiderio di conquistare l’affetto del bambino che alla fine prende la grande decisione di provare a procurarsi i baffi del leone.
Il giorno seguente si procura un grande cesto di carne e lo porta nella foresta, al confine estremo del territorio del leone, lo deposita a terra e se ne va.
Il giorno seguente prende un altro cesto di carne e lo porta di nuovo nella foresta, ma questa volta lo lascia qualche passo più avanti, già nel territorio del leone.
Il terzo giorno lo deposita ancora qualche passo più avanti e lo stesso fa anche il quarto e il quinto e il sesto giorno e….e….il ventesimo, il centesimo giorno e così via.
E così, di passo in passo, trascorrono i giorni, i mesi e la donna col suo cesto di carne avanza sempre più nel territorio del leone, fino a quando incomincia, con grande terrore, a vedere la tana e poi anche lui che si è ormai abituato a lei e al suo cesto di carne.
Così, a poco a poco, ecco che arriva finalmente anche il giorno che la donna, spaventatissima ma determinata, depone direttamente il cesto di carne davanti al leone che comincia tranquillamente a mangiare.
E allora, con una mossa furtiva, lei gli stacca due baffi, col cuore che galoppa nel petto, ma il leone preso dal piacere del pasto, non se ne accorge nemmeno.
La donna si stringe felice i baffi al cuore, riattraversa correndo la foresta e va diritta dallo stregone: “Ecco qua, questi sono i due baffi del leone!
Adesso preparami finalmente la magia per conquistare il mio bambino!”.
Lo stregone la guarda a lungo in silenzio e poi le dice: “Mi spiace, ma quello che tu mi chiedi io non te lo posso fare. Non bastano i baffi di un leone per conquistare un figlio!”.
“Ma tu me l’avevi promesso” singhiozza la donna disperata. “Ho rischiato la vita per andare a prenderli! Che cos’altro può fare una povera donna per conquistare l’affetto del suo bambino?”.
“Questo non lo so io, lo sai già tu. Sai perché non ti posso preparare la magia? Perché non è più nelle mie mani, ormai ce l’hai già nelle tue.
E la magia è questa: devi fare col tuo bambino esattamente quello che hai fatto col leone”.
Antica favola etiope
lunedì 11 novembre 2013
Il fuoco
venerdì 8 novembre 2013
giovedì 7 novembre 2013
Febbre e coccole
La febbre è sempre un ottimo pretesto per una dose extra di coccole (che piacciono tanto anche alla mamma)
martedì 5 novembre 2013
L'aria
Quando mi manca l'aria, quando tutto sembra difficile, quando ho paura... penso a voi, alla nostra famiglia, a quello che stiamo costruendo insieme...e respiro, a fatica, ma respiro!
domenica 3 novembre 2013
mercoledì 16 ottobre 2013
sabato 12 ottobre 2013
La lavatrice del cuore
Lettera di Francesca Corti
Vincitrice della categoria fuori concorso “Lettera di un’adozione”
Anna ha sette anni.
È mia figlia da quando aveva 8 mesi.
Chi dice che adottare neonati sia una passeggiata, una cosa facile perché “tanto non capiscono niente i neonati, e crescono con te come se fossero i tuoi figli biologici”, non ha capito nulla.
Anna ha un vuoto dentro, un buco, lei lo chiama “la cosa che ho qui sopra lo stomaco e mi fa male”.
Ogni tanto ne parliamo, lei ora comincia a farsi domande, a farmi domande, a rendersi conto che non è normale, e non è bello, che una madre abbandoni il figlio che ha messo al mondo.
Questo è un periodo difficile; forse a scuola hanno parlato di nascite, ci son diversi compagni che hanno fratellini in arrivo, si vedono tante mamme col pancione, all’uscita da scuola.
Forse qualcuno le ha chiesto qualcosa, sul suo essere color cioccolato in una famiglia di smorti.
Forse sta semplicemente prendendo consapevolezza della sua storia di bimba adottata.
Fatto sta che questo non è un periodo semplice.
La sera le capita di essere triste, è molto nervosa, capisco che non è la mia solita Annina spensierata e monella.
Sono due giorni però che è passiva, zitta, silenziosa, non è da lei, di solito bisogna chiederle per favore di smettere di parlare, e se non parla canta, e se non canta balla.
Penso che forse starà covando l’influenza, d’altronde siamo in inverno, niente di più facile, le provo la febbre ma è fresca come una rosa, le chiedo se senta male da qualche parte, se abbia qualche malessere, ma mi risponde di no.
Poi, accade.
Sono in bagno, negli unici 5 minuti tutti per me che ho durante la giornata, ed entra sbattendo la porta, in lacrime.
Le chiedo cos’abbia, “Anna stai male? Cosa c’è?”, lei non risponde, piange, riesce a dirmi solamente che ha una “cosa” dentro la pancia, proprio sopra lo stomaco, che non riesce a spiegarmi cosa sia, ma le fa tanto tanto male.
Allora la faccio sedere sulle mie ginocchia, come quando era piccolina e neanche in bagno da sola mi faceva andare, e le chiedo di parlarmi, di aprirsi, io sono qui per questo, sono la sua mamma, non deve avere paura di parlare con me.
Anna mi guarda, gli occhi enormi lucidi, mi dice “no, non voglio, io soffro e non voglio che tu ti spaventi per me”.
Allora mi viene in mente; non so come, ma mi viene in mente.
Devo ancora capire com’è che quando devo ribattere alla gente maleducata e invadente non trovo mai le parole giuste, mentre quando devo parlare con lei le parole escano da sole, spontaneamente, senza che possa controllarle.
“Anna” le dico “ma tu non lo sai, che quando il Signore ci fa diventare delle Mamme, regala a ognuna di noi donne una lavatrice del cuore?”
Lei mi fissa sbalordita “La lavatrice del cuore? Cos’è??”
“Ma si, Annina! quando noi donne diventiamo mamme, in qualsiasi modo lo diventiamo, riceviamo in dono una lavatrice del cuore, e anche io ho la mia!
Lei mi fissa sbalordita “La lavatrice del cuore? Cos’è??”
“Ma si, Annina! quando noi donne diventiamo mamme, in qualsiasi modo lo diventiamo, riceviamo in dono una lavatrice del cuore, e anche io ho la mia!
Quando tu ti senti triste, quando il peso nella pancia ti sembra insopportabile, tu vieni da me, apri l’oblò che c’è nel mio cuore, ci butti dentro tutte le cose brutte che ti rendono triste e non ti fanno stare bene, io poi le lavo, le centrifugo con tanto amore per te, e vedrai che dopo usciranno solo serenità e tranquillità”
“Davvero??” Le sorrido “Si, Anna, davvero.
“Davvero??” Le sorrido “Si, Anna, davvero.
Proviamo? Apriamo il mio oblò?”
Lei annuisce, sorride, poi ricomincia a singhiozzare, questa volta forte, fortissimo, dei singhiozzi che lacerano il cuore, e comincia a buttarmi addosso tutte le sue paure: l’abbandono, il terrore che le possa succedere di nuovo di essere abbandonata, il rifiuto della sua mamma biologica di tenerla con sé, la tristezza di non essere nella sua Terra, l’incomprensibile fatto che una mamma possa non volere più il proprio figlio.
Parla, e piange, e parla e piange ancora di più.
Non riesco a sostenere tanto dolore rimanendo impassibile, non riesco più a sorriderle serena, sono singhiozzi ingiusti in una bambina di 7 anni, mia figlia sta soffrendo da matti e devo lasciarla sfogare, ma è doloroso per tutte e due, vorrei solo che non fosse accaduto niente, che fosse nata da me, che non dovesse ogni volta fare i conti con tanta angoscia.
Comincio a piangere anch’io, quanto dolore, quanto sofferenza in un corpicino di 17 chili, non è giusto, per niente.
Lei mi vede piangere, si blocca, mi fissa, si intristisce.
“Ecco, vedi.. adesso ho fatto piangere anche te, non volevo, vedi??”
“Ma no, Annina, tranquilla… è solo l’acqua di scarico della lavatrice! Adesso passa tutto e ritorniamo felici!”
“Ma no, Annina, tranquilla… è solo l’acqua di scarico della lavatrice! Adesso passa tutto e ritorniamo felici!”
Le sorrido, lei mi sorride.
Si alza, tira su col naso, è sollevata, ride, fa un passo di danza, gira su se stessa e se ne va cantando. Io mi accascio, mi sento più vecchia di 10 anni, ho due occhi viola e l’anima svuotata, ma la mia lavatrice, per questa sera, ha fatto un ottimo lavoro.
...Grazie Francesca, utilizzero' anche io la lavatrice del cuore!
Michela
Si alza, tira su col naso, è sollevata, ride, fa un passo di danza, gira su se stessa e se ne va cantando. Io mi accascio, mi sento più vecchia di 10 anni, ho due occhi viola e l’anima svuotata, ma la mia lavatrice, per questa sera, ha fatto un ottimo lavoro.
...Grazie Francesca, utilizzero' anche io la lavatrice del cuore!
Michela
venerdì 11 ottobre 2013
lunedì 7 ottobre 2013
Festa di quasi-compleanno
"Yo quanti anni compi?!"
risposta dell'omino: "Dua!"
Un pomeriggio colorato e chiassoso insieme ai familiari e a qualche amico per festeggiare i quasi-due anni del nostro meraviglioso cucciolo!
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